In Nomi d'autore

Stoner

Autore: John Edward Williams

Prima edizione: 1965

Lingua originale: Inglese

Edizione italiana: 2012, Fazi Editore

 

 

William Stoner

Un uomo che, a pronunciarlo d’un fiato, cambia di fisionomia nel passaggio dal nome al cognome.

Tutto avviene nel respiro bianco lasciato tra il primo e il secondo, quando la parola William ha già perso il Will iniziale ma conserva ancora le ultime tre lettere di gioventù, I am, e si unisce a Stoner, acquisendo la consapevolezza di essere ciò che si è.

 

(Will) I am stoner

William, in quanto nome proprio di persona diciannovenne figlio unico, residente in una piccola fattoria di famiglia al centro del Missouri, muore subito. Subentra, al suo posto, l’emissione del suono Stoner, in bocca quasi dittatoriale, ma sempre addolcito dall’appellativo Mr.

L’accostamento, inizialmente, è quasi imberbe: Mr. Stoner calza troppo grande per un neostudente iscritto all’Università di Columbia. Solo dopo il conseguimento della laurea, l’epiteto perde il suo tratto caricaturale e acquista fierezza nel riconoscimento di Mr. Stoner come docente di letteratura inglese.

Esiste poi un’intimità del Signor Stoner, ravvisabile nella finta tenerezza del diminutivo Willy, attribuitogli dalla moglie Edith. Willy è il rumore insincero di cinque lettere private delle due finali; Willy è il richiamo all’amore coniugale, mozzato nel punto esatto in cui William ha provato a esistere; Willy è lo strazio continuo di una donna che vuole abbreviare il marito, Willy di qua, Willy di là, fino allo sgretolamento mortale dei connotati.

Se William Stoner avesse potuto chiamarsi da sé, si sarebbe detto Bill, ricordandosi di quando a sussurrarglielo era la sua amante, Katherine Driscoll, l’unica ad avergli concesso l’affetto di un soprannome inventato.

Bill è la voce calda della relazione extraconiugale, Bill è il sesso ripetuto sotto le coperte, Bill è il tonfo vuoto della separazione senza possibilità di rivedersi mai più.

E alla morte del soprannome Bill, reso impronunciabile da sua moglie e per rispetto a sua figlia Grace, succede l’invecchiamento precoce del Professor Stoner, a quarant’anni la pelle maculata del leopardo ferito.

C’è da immaginarselo quest’uomo nel fiore degli anni ma già vergognosamente ricurvo, come portasse un fardello invisibile sulle spalle.

William Stoner scompare a poco a poco, in un letto malato di metastasi.

 

Per i più vecchi il suo nome è il monito della fine che li attende tutti, per i più giovani è soltanto un suono[1].

[1] John Edward Williams, Stoner, Fazi Editore, Roma, 2012, Cap. I, p. 9.

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