In Migliora le tue capacità di scrittura

di Andrea Lundgren

Traduzione di Ilaria Guerra

 

Ogni storia ha una parte dedicata alle descrizioni – quei dettagli sui personaggi e sulla storia che, come autori, siete tenuti a trasmettere ai lettori. Avete passato ore a plasmare l’universo della vostra storia e a familiarizzare con i vostri personaggi, e adesso dovete trovare il modo di trasferire tutte queste informazioni (o almeno l’essenziale) ai lettori. Questo vale soprattutto per fantascienza e fantasy, generi nei quali è necessario descrivere le differenze tra l’universo della storia e il nostro.

Ma come deve comportarsi un autore?

Molte guide di scrittura scoraggiano l’info dump, o comunque sconsigliano di dare proprio tutte le informazioni di cui il lettore potrebbe aver bisogno: il lettore moderno vuole passare subito alla storia, senza perdere tempo – e pagine – a leggere del passato (e se il passato è così importante da dovergli dedicare intere pagine, forse è il caso di far iniziare la storia nel passato). Per il resto, le guide non parlano molto di come bisogna comportarsi con la backstory.

Ecco quattro possibili soluzioni, e i pro e i contro di ciascuna.

 

 

Backstory attraverso un narratore

Funziona sia per le narrazioni in prima persona sia per quelle in terza persona con un narratore onnisciente, quando qualcuno sta chiaramente raccontando la storia. Anziché mostrarci l’essenziale della backstory – l’epoca, lo sfondo storico, i comportamenti, l’universo della storia – il narratore ce lo dice direttamente.

Pro: usare un narratore o un personaggio per esporre i fatti è un sistema facile e veloce, e certamente efficace. Ed è qualcosa che accade automaticamente. Quelle storie classiche che iniziano con “c’era una volta” forniscono subito una backstory, presentandoci senza intoppi la situazione in cui ha inizio la trama.

Contro: è un metodo che rischia le stesse critiche mosse allo “show, don’t tell”, e gli autori che lo usano lo fanno con parsimonia. Tolkien, ad esempio, usa questo metodo in Lo Hobbit per spiegare come sono fatti gli hobbit, inteso come razza, ma quando si tratta di descrivere Bilbo o Gandalf, lascia che sia l’azione a mostrarci come sono fatti.

 

Backstory attraverso i flashback

Questo metodo permette ai lettori di ritrovarsi in prima persona in un preciso momento della backstory. Invece che dirci “il protagonista ha perso i genitori in un incendio”, l’autore ci fa provare direttamente la disperazione e il dolore del protagonista. Sia che si tratti di un prologo o di un vero e proprio flashback, veniamo riportati indietro nel tempo a uno stadio precedente della storia o della vita del protagonista.

Pro: è il metodo “show,don’t tell” per eccellenza, per quanto riguarda le descrizioni, poiché non si riassume né si racconta nulla.

Contro: proprio perché si tratta di fatti accaduti nel passato, si rischia di spezzare la fluidità della narrazione e creare confusione; spesso aggiungere un prologo è un po’ come imbrogliare, perché in esso troviamo informazioni che è comunque possibile inserire con altri metodi nella timeline attuale.

 

Backstory attraverso il dialogo

Questo metodo era comunissimo nelle rappresentazioni teatrali del diciottesimo secolo. Due domestiche salivano sul palcoscenico e si mettevano a pulire, discutendo delle disavventure dei loro padroni, e poi uscivano di scena per lasciare spazio ai veri protagonisti. È un metodo che oggi ritroviamo quando due personaggi discutono di qualcosa che sta accadendo nelle loro vite – un incontro imminente, una prova importante, la visita di qualcuno. Utilizzare questo metodo è utile soprattutto se sta per accadere qualcosa di inconsueto.

Pro: il metodo del personaggio che spiega la backstory a un altro personaggio permette di portare avanti la storia invece di mettere in pausa la trama. I personaggi possono discutere mentre combattono, mentre lavorano, o mentre si sta per giungere all’evento principale della storia, e i lettori hanno comunque l’impressione che la storia stia progredendo, anche mentre ascoltano le informazioni necessarie per capire cosa sta succedendo.

Contro: i personaggi devono avere un motivo valido per conversare, altrimenti il dialogo potrebbe apparire forzato; inoltre, molte informazioni importanti non si possono includere in una conversazione tra due persone che conoscono già tutti i dettagli. I personaggi, ad esempio, non farebbero mai domande tipo “perché lo stiamo facendo?” o “perché questo è importante?” perché lo sanno già; quindi, a meno che non troviate il modo di far emergere le informazioni con naturalezza, correte il rischio di far apparire il dialogo forzato come quello delle domestiche che parlano di pettegolezzi che conoscono già.

Nota: un’ottima variazione è la backstory attraverso il dialogo ostile. Ha gli stessi pro e contro, ma può aggiungere motivazione e conflitto alla vostra descrizione. Se ad esempio entrasse in scena l’antagonista, si metterebbe a parlare di cose che il protagonista non vuole condividere, e probabilmente lo assillerebbe con informazioni che entrambi conoscono già. Una cosa innaturale potrebbe così trasformarsi nella cosa più credibile del mondo: “perché questo è importante” potrebbe diventare “sai che nomineranno il… in questo modo, ma non preoccuparti. Non sarai tu. Non potresti mai esserne all’altezza. Sin dai tempi di…” Quando i nemici si incontrano, salta sempre fuori una backstory.

 

Backstory attraverso la scoperta

Quando c’è un personaggio che, come il lettore, non sa cosa sta succedendo – incappa in un segreto o si ritrova in un mondo fantastico passando dall’armadio – si crea la situazione ideale per formulare domande.

Pro: le osservazioni, i pensieri, la confusione e i sentimenti dei personaggi rispecchieranno a grandi linee quelli dei lettori, e la backstory dovrà essere raccontata, un poco alla volta, da quelli che la conoscono (gli altri personaggi) a quelli che non la conoscono. Si tratta di un metodo che funziona indipendentemente dallo stile narrativo.

Contro: proprio perché funziona tanto bene, è un metodo che è stato usato in tantissime storie, perciò l’autore dovrà stare attento a non replicare altri autori. Dovrà assicurarsi inoltre che il protagonista abbia un buon motivo per fare determinate scoperte. Perché non ha scoperto prima i suoi poteri? Perché le sue origini sono state tenute nascoste? Perché l’esistenza dell’altro mondo è stata tenuta segreta? Tutto questo deve avere senso, non deve solo fare comodo ai fini della descrizione.

 

Utilizzando questi quattro metodi riuscirete a raccontare la backstory ai vostri lettori, dicendo loro il necessario al momento giusto, senza farli perdere in un dedalo di informazioni.

Recommended Posts

Leave a Comment

Contattaci

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

0

Start typing and press Enter to search