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L’odore della notte

(glossario)

Autore: Andrea Camilleri

Prima edizione: Sellerio Editore, 2001

Lingua originale: Italiano

 

‘Nzemmula

Vuol dire “insieme”.

Una mattina il commissario Montalbano si sveglia sudato e, ‘nzemmula, infreddolito. L’avverbio siciliano significa che sudore e freddo stanno nello stesso corpo, si sono mischiati; e ‘nzemmula introduce il complemento di compagnia, l’unione di una cosa con un’altra.

 

Un vidiri e svidiri

Vuol dire “in un battibaleno”.

Come succede al commissario Montalbano quella mattina; quando gli viene un pinsèro: Perché l’infinito di “nascere”, “mangiare”, “morire” dura un nanosecondo? È un infinito tarocco, che scompare così, in un vidiri e svidiri.

 

Narrè

Vuol dire “dietro”.

Contiene la stessa radice di “narrare”.

Come quando Camilleri narra di un tale che, armato di revolver, entra nell’ufficio del ragioniere Gargano. Dice di volere narrè i soldi che il ragioniere gli arrubbò, altrimenti ammazza la fìmmina impiegata.

La fìmmina è Mariastella Cosentino e pure lei usa l’avverbio narrè, per dire che sta seduta dietro la scrivania.

 

Assintomare

Vuol dire “svenire”, avere i sintomi dello svenimento.

In Sicilia può succedere che il vento di tramontana ti assintomi. Perché la tramontana è fredda, non è umida come lo scirocco. E al sud la gente è abituata allo scirocco, conosce solo quello come vento.

 

Filicità

Vuol dire “felicità”, ma sostituire la e con la i rende il sostantivo più familiare, come una mamma.

Come se, in realtà, la Filicità fosse una bella signora. Signora Filicità.

 

L’ùmmira

Vuol dire “l’ombra”.

Però in dialetto siciliano le m sono due, come se ci fossero due ombre; come se tutti avessimo due ombre.

Come quando, del ragioniere Vigata – quello che si arrubbò i soldi, per intenderci – non si vede nemmeno l’ùmmira. Perché alcuni dicono che è scappato con il bottino; altri, che l’ha ucciso la mafia.

 

Malostare

Vuol dire “miseria”. Stare male, sentirsi in malo modo.

Per esempio, a Montalbano gli veniva il malostare se si metteva a pensare a quella Sicilia che di giorno in giorno scompariva fatta di terra avara di verde e d’òmini avari di parole[1].

 

Sciauro

Vuol dire “odore”.

Però in dialetto siciliano comincia con la lettera s.

Come lo sciauro della notte, che non resta mai uguale. Perché a seconda dell’ora, la notte cangia odore.

Di che odorava la notte? Montalbano inspirò profondamente. Odorava di frutta marcia, di cose che si disfacevano[2].

 

 

[1] Andrea Camilleri, L’odore della notte, Sellerio Editore, Palermo, 2001, p. 111.

[2] Ibidem, p. 215.

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