In Interviste
Chiara Parenti, giornalista pubblicista, lavora nell’ambito dell’editoria e della comunicazione. Scrive romanzi e racconti. Ha pubblicato i romanzi Tutta colpa del mare, Con un poco di zucchero e L’importanza di chiamarsi Cristian Grei per Rizzoli. È autrice di Come correggere il proprio romanzo, un manuale per autori alle prime armi con nozioni pratiche e teoriche sull’editing e la correzione di bozze. È coautrice dei saggi Papa Francesco. Apertura, dialogo e umiltà e 2013 Odissea in Parlamento. 
Ciao Chiara, benvenuta su Sai scrivere. Siamo proprio curiosi di sapere come è iniziata la tua carriera da scrittrice. Come è nata la storia del tuo primo romanzo?
La storia di Marco e Maia (ndr. Tutta colpa del mare) mi frullava in testa dalla prima volta in cui ho visto il film “Una notte da leoni” che mi ha fatto ridere tantissimo. Mi sono chiesta subito cosa sarebbe successo se fossero state quattro ragazze le protagoniste di una sbornia colossale come quella del “Branco”. Poi, siccome sono una romanticona, ci ho infilato anche una sostanziosa parte romance, con il ritorno del primo amore, quello mai davvero dimenticato, che vive ancora nel cuore di ognuno di noi. E il cocktail – è il caso di dirlo? – era fatto!
Quando inizi a scrivere un romanzo conosci già la fine?
Sì, finché non ho una scaletta ben definita non inizio la stesura. Poi, in corso d’opera, può darsi che accada che qualche personaggio particolarmente intraprendente decida di dire o fare qualcosa che non avevo premeditato. Se ciò che ha in mente mi piace, sono disposta a fare una piccola “deviazione” e rivedere i miei piani, altrimenti continuo per la mia strada.
Come riesci a bilanciare vita privata, sforzi promozionali e scrittura?
Non bene quanto vorrei, purtroppo. Infatti, adesso che sto lavorando a una storia particolarmente impegnativa, sono praticamente scomparsa dai social. Ma tornerò. E non è una promessa, ma una minaccia.
Che rapporto hai con i tuoi lettori?
I miei lettori sono soprattutto lettrici, anche se non mancano alcuni affezionati “maschietti” all’appello. Sono rimasta colpita fin dal primo romanzo dalla passione con cui hanno amato i miei personaggi e si sono immedesimate nella storia d’amore adolescenziale di Marco e Maia. Il fatto che abbiano poi acquistato gli altri due romanzi già in pre-order o solo a poche ore dall’uscita è stato poi qualcosa di miracoloso per me.
Le mie lettrici sono fantastiche perché anche in questo momento in cui non ho niente in uscita, mi scrivono in privato per assicurarsi che stia lavorando a qualcosa: il tono a volte è vagamente minatorio, ma sempre colmo di affetto.
Ti va di descriverci una tua giornata-tipo mentre scrivi?
Mi alzo all’alba e mi rinchiudo nella mia “Stanza tutta per me”, come la chiamerebbe Virginia. Da lì non esco fino a che mio marito non viene a controllare se sono ancora viva. Sono molto metodica e superstiziosa, ai limiti dell’autismo, e non potrei scrivere in nessun altro luogo al mondo se non alla mia scrivania, con i miei gatti che girano attorno e i miei riti apotropaici che non posso rivelare perché poi dovrei uccidervi.
Quando hai messo la parola “fine” a un tuo romanzo, cosa fai?
Non voglio più vederlo! So che può sembrare brutale, ma è così. Sento il bisogno di staccarmi dalla storia e dai personaggi, almeno per un po’ di tempo. Solo quando ne sarò stata lontana abbastanza, avrò acquisito l’oggettività necessaria per riprenderlo in mano e procedere alla revisione.
In quest’anno cosa pensi sia cambiato in te come autrice?
Diciamo che mi sento cambiare un po’ a ogni libro che leggo e questo si riversa anche sulla mia scrittura. Mi sono divertita moltissimo a scrivere le tre storie ironiche per You Feel ma ora sento il bisogno di scrivere qualcos’altro: non di diametralmente opposto, però un po’ diverso.
Si parla molto di più di romanzo rosa da quando è cresciuta la community che gira attorno a questo genere e con la crescita degli e-book. È una cosa che hai notato? Come ti inserisci in questo mondo?
Sì, in effetti oggi pare che i romanzi rosa siano i più digitali dei libri, quelli che godono del maggior successo. Questo probabilmente è dovuto al fatto che le lettrici di questo genere letterario sono gran divoratrici di romanzi (di per sé piuttosto brevi e di agile lettura), quindi il formato digitale è molto più pratico per loro. Anch’io, da lettrice, trovo più agevole scaricare libri sull’ereader che ammassare pile e pile di volumi nella mia libreria. Anche se le pile di volumi hanno sempre il loro fascino per me.
Pensi sia importante confrontarsi con i lettori?
Sì, sono molto curiosa di sapere quello che cercano in una storia: che tipo di personaggi, di intreccio, ecc. Alla fine, però, quando scrivo mi ritrovo sempre a scrivere la storia che vorrei leggere io, quella che sento dentro, l’unica che potrei mai scrivere.
Come hai trovato il tuo agente?
Per caso, in verità. Tramite un autore rappresentato dalla sua agenzia sono entrata in contatto con lei. Dopo averle inviato i miei romanzi, ha scelto di rappresentare anche me.
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