In Incipit - elementi di narratologia

Cominciamo.

Non siamo così ingenui da credere che le prime parole, il primo periodo, con cui inizia il romanzo che stiamo leggendo siano davvero le prime parole, il primo periodo, scritte dall’autore. L’incipit sarà stato sottoposto a molte revisioni e limature, più del resto del romanzo probabilmente, perché lo scrittore sa che spesso è nello spazio di quelle poche frasi che si gioca la possibilità di sedurre il lettore indeciso, in giro per la libreria.

Quindi qui non ci interessa occuparci dell’incipit come prodotto finale, ma come vero e proprio cominciamento, cioè una sorta di Big Bang che genera l’universo della nostra storia. L’universo del romanzo che è, ricordiamo, parzialmente parassita dell’universo reale, ne sceglie alcuni aspetti, ne dà per impliciti altri, ne inventa altri ancora.

Questo ritaglio può essere fatto in modo manifesto quando l’autore decide senza pudore di usare la parola “io”:

«Il mio più lontano ricordo è intinto di rosso. In braccio a una ragazza esco da una porta, davanti a me il pavimento è rosso e sulla sinistra scende una scala pure rossa. Di fronte a noi, sul nostro stesso piano, si apre una porta e ne esce un uomo sorridente che mi si fa incontro con aria gentile».

(Elias Canetti, La lingua salvata)

oppure in modo più o meno nascosto, quando l’autore vuole farci credere che l’universo della narrazione coincida con la realtà:

«Nel 1829, in una bella mattina di primavera, un uomo di una cinquantina d’anni seguiva a cavallo un sentiero di montagna che conduce a un grosso borgo vicino alla Grande Certosa, e capoluogo d’un cantone popoloso circoscritto da una lunga valle. Un torrente dal letto sassoso e spesso a secco, ma in quel momento gonfio per le nevi disciolte, bagna la valle chiusa tra due montagne parallele dominate da tutte la parti dai picchi della Savoia e da quelli del Delfinato»

(Honoré de Balzac, Il medico di campagna).

Come leggete, Balzac, scrupolosamente, prepara le quinte in cui si svolgerà la sua storia: ci fa conoscere l’anno e la stagione, l’età del personaggio che entra in azione e poi dà luogo a una descrizione geografica che sfiora la topografia. Il lettore si trova, a fianco dell’autore, in un imprecisato luogo da cui guarda tutto, il suo sguardo è pervasivo.

Attenzione però a un eccesso di informazioni, che quasi sforano il realismo; potrebbero dare al lettore un senso di straniamento:

«La protagonista femminile dell’azione, nella prima parte, è una donna di quarantotto anni, germanica: alta m. 1,71, pesa Kg 68,8 (in abito da casa), perciò ha solo 300– 400 grammi meno del peso ideale. […] Questa donna si chiama Leni Pfeiffer, nata Gruyten, e per trentadue anni, naturalmente con interruzioni varie, ha subito quello strano processo che si chiama processo lavorativo: per cinque anni come impiegata priva di ogni preparazione professionale nell’ufficio del padre; per ventisette come operaia, ugualmente non qualificata, nel ramo della floricultura. Poiché, in un momento inflazionistico, si è disfatta con molta leggerezza di una cospicua proprietà immobiliare, una non disprezzabile casa d’affitto nella città nuova, che oggi varrebbe non meno di centocinquantamila marchi, è piuttosto priva di mezzi, dopo aver lasciato il suo lavoro senza un serio motivo, non essendo né vecchia né malata».

(Heinrich Böll, Foto di gruppo con signora).

La meticolosità di Böll nel fornirci informazioni superflue, il linguaggio quasi burocratico, portano alle estreme conseguenze il desiderio di Balzac di ricalcare nella pagina scritta il mondo reale, di consegnarne le coordinate al lettore. Perché lo fa? Questa è la domanda che il lettore esperto (e ogni aspirante scrittore deve diventare un lettore esperto) deve porsi quando si trova davanti a un romanzo che inizia così. Perché ci dà questo senso di straniamento? Lo vedremo insieme nelle prossime settimane.

Intanto possiamo tirare le prime somme e dire che l’incipit mette subito in chiaro, e deve subito farlo a mio avviso, questi elementi:

1.      Chi narra la storia.

2.      Se questa storia imiterà più o meno il mondo in cui viviamo o se tenderà a crearne uno fantastico o simbolico.

3.      Con quale linguaggio narrerà questo mondo.

4.      Con quale tipo di lettore lo scrittore vuole dialogare.

Da qui partiranno le analisi che la nostra rubrica porterà avanti.

È il momento di iniziare!

«Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo (…) il mondo dato in blocco, senza né un prima né un poi, il mondo come memoria individuale e come potenzialità implicita (…). Ogni volta l’inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare».

(Italo Calvino, Appendice alle Lezioni americane).

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