In Nella stanza del giallista

Ci siamo lasciati parlando del silenzio e dell’importanza che riveste nella trama gialla. Abbiamo affrontato alcuni aspetti di quello che chiamiamo paesaggio interiore, ovvero tutto ciò che riguarda una porzione non emersa delle caratteristiche del personaggio, una parte dell’interiorità nascosta.

Oggi cercheremo, invece, di spostare il nostro punto di vista dall’interno all’esterno, in un rapporto di semplice e necessaria reciprocità.

A tal proposito non potevamo che parlare di un autore belga, pipa in bocca e velocità di stesura innata fra le mani, che è un esempio di bravura magistrale riguardo la descrizione del paesaggio e dell’atmosfera: Georges Simenon.

«Concarneau è deserta. L’orologio luminoso della città vecchia, che si intravede al di sopra dei bastioni, segna le undici meno cinque. La marea ha raggiunto il suo culmine ed un forte vento di sudovest fa cozzare una contro l’altra le barche ormeggiate nel porto. Il vento si infila nelle strade, dove ogni tanto si vedono pezzi di carta svolazzare rasoterra a gran velocità.

Sul quai de l’Aiguillon non una luce. Tutto è chiuso. Tutti dormono. Soltanto le tre finestre dell’Hôtel de l’Amiral, all’angolo tra la piazza e il molo, sono ancora illuminate».

L’incipit che avete appena letto appartiene al romanzo Il cane giallo, uno dei Maigret più riusciti.

Simenon sapeva che in un buon poliziesco non basta scrivere di un gran personaggio e inventarsi un’ottima trama (anche se quest’ultima cosa l’affrontava senza troppe rigidità di genere), ma aveva intuito che è necessario strappare dalla distrazione del lettore un ottimo antagonista, un contrappeso che bilanci l’intero corpus romanzesco.

Tornate su; rileggiamo:

Concarneau è deserta.

Ecco, ci siamo.

L’antagonista in questo caso è Concarneau, la città, lo scenario in cui si svolgerà la vicenda. Simenon ci dice che il posto è deserto. Una mera informazione. Sembra uno sfondo inanimato. Lo sa anche il lettore, quindi non basta. Andiamo avanti.

Per far sì che Concarneau sia davvero l’antagonista di Maigret serve altro, serve che Concarneau diventi essa stessa un personaggio, con una faccia, una voce, una storia.

L’autore usa innanzitutto il tempo. Prima ci mostra un orologio luminoso, ce lo accende davanti agli occhi. Impossibile non vederlo. Poi un aggettivo. Non due, dieci, cento. Uno soltanto e anche abbastanza comune, ma efficace. Scrive “vecchia”. Concarneau è vecchia, per farci capire che non solo ha una certa età, ma che ne ha viste tante e non si fa prendere in giro facilmente.

Leggiamo ancora:

Un forte vento di sudovest fa cozzare una contro l’altra le barche ormeggiate nel porto.

Ecco la voce: il vento. Una voce che ‘infila, non urla, non sbraita, ma penetra e lo fa con forza, perché deve far cozzare/urtare le barche, le sue corde vocali. (Più in là nel romanzo questa voce assumerà toni ben più marcati, anche attraverso i dialoghi.)

Ma dove sta il giallo?

Eccolo qui. La pennellata di nero arriva al capoverso successivo. In poche righe sappiamo che non leggeremo un romanzo storico o rosa:

Tutto è chiuso. Tutti dormono.

Se Simenon avesse usato una semplice congiunzione per unire le due informazioni, avremmo letto una frase più blanda, molle, che non avrebbe sortito l’effetto desiderato. Non da romanzo giallo, insomma. Siamo in un poliziesco e dobbiamo immaginarci di leggere una storia che trasudi certi verbali di polizia in cui non c’è spazio (apparentemente, in un sublime gioco di infinite simulazioni e referenze con la realtà) per la letteratura. Meglio usare frasi secche. Magari spezzare tutto con l’enfo-punto, senza abusarne.

Quindi, tutto è chiuso, stop. Tutti dormono. Stop.

E questo è abbastanza per farci penetrare nell’ombra.

Infine, il volto.

Soltanto le tre finestre dell’Hôtel de l’Amiral, all’angolo tra la piazza e il molo, sono ancora illuminate.

Tre finestre che potremmo immaginarci come due per gli occhi e una per la bocca. Sono illuminate, quindi è lì che si svolgerà la prossima scena.

La faccia di Concarneau si completerà nel corso dei capitoli, con un particolare per volta. Ma se ora siete curiosi di sapere cosa sta davvero sta succedendo all’interno di quelle finestre accese, dovete aprire, slegare il cane giallo e continuare la lettura.

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