In Nomi d'autore

Un bambino piangeva

 

Autore: Aldo Nove

Prima edizione: Mondadori, 2015

Lingua originale: italiano

 

DA BAMBINO mi chiamavano Antonello.

Era un nome sardo. O almeno molto comune in Sardegna. Il mio nome vero è Antonio. Mi hanno sempre chiamato tutti Antonello e verso i 25 anni ho deciso di chiamarmi Aldo Nove perché la vita cambia e le persone cambiano. Io ero cambiato. Tutti cambiamo[1].

 

CI SONO tante lettere nel mio nome e mi sembra come se ognuna è l’iniziale di qualcosa. Mi sembra che io sono tante cose insieme. Tutte quelle che ci sono nel mio nome. Che adesso è pure più lungo, visto che mi chiamano Antonello.

 

A N T O N (ello)

 

LA A è l’iniziale di Zio Austinu, che si chiama con la U perché è sardo, come quando dici “su casu marzu”.

Zio Austinu è il fratello di zio Salvatore, che però è già morto ma zio Austinu dice che è rimasto dentro casa e continua a dargli il formaggio.

 

LA N è la Nave che prendo quando vado a Ortueri, il paese di mio nonno. Da mio nonno ci vado ogni estate dopo la scuola.

 

LA T è il Torrone comprato in un Autogrill qualche anno fa. Quando l’ho morso, subito mi sono sentito che lo conoscevo, che era come la Sardegna, miele e mandorle.

Io sono quel torrone come Proust con la madeleine.

 

LA O è l’Oltre di quando sono cresciuto, che mi ero sistemato in una casa senza luce e senza gas.

 

QUEST’ALTRA N è grigia perché sono i capelli del Nonno, così me li ricordo. Però lui non era grigio. Lui era colorato, lui si metteva in bocca tutte le parole del mondo e le sapeva dire bene, non stonava mai.

Nonno mi faceva rilassare, mi sembrava come lo yoga.

Nonno era come tutti i nonni ma più vecchio, più arrabbiato, più lavoratore.

 

E PURE lui diceva sempre Antonello di qua, Antonello di là, ma io non mi chiamavo così. Mi hanno cambiato l’ultima sillaba; prima me l’ha cambiata uno solo, poi tutti quanti si sono messi a copiarlo e io sono finito in ello, invece che in io.

Dovevo finire in io.

Così mi hanno storto la vita perché non mi hanno rispettato, mi hanno strappato l’ego finale e mi hanno incollato un vezzeggiativo. Non mi piacciono i vezzeggiativi. Glielo dovevo dire.

Con questo cambio, il nome si è fatto più lungo; se lo devo assomigliare a un’altra cosa, è quanto la strada che faccio d’estate da casa mia, nel Nord, fino alla Sardegna, quando vado a trovare il nonno.

IL MIO cognome vero era ed è Centanin. Centanin è veneto. Difficile da pronunciare. L’altro mio cognome è invece Satta. Tipicamente sardo. Antonello Centanin, o in un’ipotetica discendenza matrilineare Antonello Satta[2].

MA IO non mi sono mai chiamato Antonello.

 

 

[1] Aldo Nove, Un bambino piangeva, Mondadori, Milano, 2015, p. 42.

[2] Ibidem.

 

Sara Micello
Sara Micello, 24 anni, di origini pugliesi, si è laureata in Editoria e Pubblicistica. Nel giugno 2017 ha conseguito il Master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino, dove attualmente lavora e si occupa di "Altra Didattica". Il fine settimana tiene un laboratorio di scrittura creativa nel carcere di Torino. Tra le altre cose, sta scrivendo un "Dizionario del Detenuto".

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