In Nomi d'autore

Tutti i racconti

 

Autore: Flannery O’ Connor

Prima edizione: 1971

Lingua originale: inglese

Edizione italiana: Bompiani, 2013

Disse di avere un taccuino in cui segnava i nomi dei familiari di ogni cliente e i loro problemi. La moglie di un cliente aveva il cancro, e lui aveva segnato il suo nome sul taccuino e ci aveva scritto accanto cancro. E tutte le volte che passava dal negozio di ferramenta dell’uomo si informava sulla salute della poveretta. L’aveva fatto finché non era morta. Poi aveva cancellato il nome e ci aveva scritto sopra morta[1].

 

MORTA

La nonna

Aveva un unico figlio di nome Bailey e con il quale viveva, insieme alla nuora e ai nipoti John Wesley e June Star.

La nonna era stata giovane e aveva avuto un fidanzato. Si chiamava Edgar Atkins Teagarden ed era un magnate della CocaCola. L’aveva conquistata portandole un’anguria sotto casa, ogni sabato pomeriggio. Sull’anguria c’erano incise le iniziali di lui:

E. A. T.

(mangiami!)

Poi la nonna era morta, perché Il Balordo l’aveva sparata.

 

MORTA

Madre di Julian

Era obesa e odiava i negri. Una sera, in autobus, aveva incontrato una donna negra che portava il suo stesso cappello e sembrava la trasposizione di lei color caffè.

La madre di Julian stava andando a un corso di dimagrimento. Quando era scesa alla fermata, per proseguire a piedi, la donna negra aveva fatto lo stesso. La madre di Julian l’aveva avvicinata per darle qualche spiccio, ma la signora di colore non aveva gradito e si era messa a pestarla così forte, da romperle il cervello.

Julian aveva urlato “Mamma! Mamma!”, che voleva dire chiamarla dal di dentro, farla rinsavire, riportarla a essere donna bianca. E invece sua madre aveva perso la ragione e piano piano si chiazzava di ematomi. Sul serio stava diventando marrone.

 

 

MORTO

Norton

Era un bambino di dieci anni e aveva un papà di nome Sheppard. La moglie di Sheppard era morta anche lei e lui aveva comprato un telescopio che teneva nel solaio e che il figlio aveva cominciato a usare. Una sera si era messo a dire che nel cielo vedeva la mamma e si era messo a farle Ciao, ciao con la manina. Sheppard gli aveva urlato di smetterla.

Un’altra sera, invece, Norton, che era un bambino di dieci anni, si era lanciato per il suo volo nello spazio.

Da grande Norton voleva fare l’astronauta.

 

 

[1] Flannery O’ Connor, Tutti i racconti, Bompiani, Milano, 2013, p. 338.

 

 

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