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Mercoledì 6 dicembre 2017 siamo stati per voi alla Fondazione Feltrinelli di Milano per l’atteso incontro con la scrittrice canadese Margaret Atwood, autrice di Il racconto dell’ancella (Ponte alle Grazie), L’altra Grace (Ponte alle Grazie) e Seme di strega (Rizzoli).

La Atwood era ospite della XXVII edizione del Noir in Festival, la più importante manifestazione italiana dedicata al noir nel cinema e nella letteratura, nella cui cornice ha anche ricevuto, il 7 dicembre, a Como, il suo premio letterario più prestigioso: il Premio Raymond Chandler alla carriera.

A discutere con l’autrice, il 6 dicembre, la bravissima Chiara Valerio, scrittrice e saggista italiana.

Lo scambio tra le due donne è stato molto interessante e vario: la conversazione ha spaziato tra storia, attualità e letteratura. Dopodiché si è concentrata in particolare sulla opera più nota di Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, da cui recentemente è stata tratta anche una serie televisiva, ideata da Bruce Miller (The Handmaid’s Tale).

La storia è ambientata in un futuro distopico, in cui le donne hanno un ruolo particolare. Di fatto uno dei messaggi di quest’opera, a detta dell’autrice stessa, è che in qualunque momento storico rischiamo di essere sottomessi da una politica dittatoriale, in conseguenza della quale soffriremo tutti, ma in modo particolare le donne. È una minaccia eterna quella che incombe sul genere femminile.

Per questo e per altri motivi Il racconto dell’ancella è stato definito un romanzo femminista, affermazione a cui la scrittrice ha risposto che è impossibile scrivere qualcosa che tratti di donne senza essere definiti femministi, soprattutto se si vuole descrivere la verità.

Del resto nel libro Il racconto dell’ancella troviamo diversi passi che ribadiscono in modo chiaro quanto l’autrice ha affermato durante l’incontro. Ne riportiamo uno particolarmente illuminante:

Ma se sei un uomo in un qualsiasi tempo futuro, e ce l’hai fatta sin qui, ti prego ricorda: non sarai mai soggetto alla tentazione del perdono, tu uomo, come lo sarà una donna. È difficile resistere, credimi. Ricorda, però, che anche il perdono è un potere. Chiederlo è un potere, e negarlo o concederlo è un potere, forse il più grande.

Guardandola, modi eleganti e volto cordiale, è veramente difficile pensare a come questa scrittrice sia potuta arrivare a creare uno scenario così intenso e distruttivo. Lei ha raccontato di essere arrivata all’idea per questo romanzo mentre effettuava studi sulla storia americana, in relazione al ruolo della donna, sulla storia del mondo, in generale, e concentrandosi sul concetto di democrazia, su utopia e distopia. In quei giorni di ricerca, si faceva spesso una domanda: Se in America si instaurasse un totalitarismo, che tipo di totalitarismo sarebbe?

Secondo la Atwood senza memoria del passato non può esserci immagine del futuro, altrimenti si vivrebbe in un eterno presente, e dato che noi viviamo in un mondo dinamico, abbiamo la possibilità di immaginare diversi futuri, anche negativi.

La discussione si è spostata poi, se pur per poco tempo, sull’ultima opera dell’autrice, Seme di Strega, che è la riscrittura della shakespeariana Tempesta.

Ma l’affermazione che più ci ha colpito, nel corso dell’incontro, e che dimostra la sua grande singolarità, è stata:

Some people don’t like fish, some people don’t like chicken, some people don’t like cheese, some people won’t like you.

In italiano:

Ad alcune persone non piace il pesce, ad altre non piace il pollo, ad altre ancora non piace il formaggio, e ad alcuni non piacerete voi.

Se piacete a tutti, insomma, c’è qualcosa che non va. Margaret Atwood insegna.

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