In I mestieri del libro, Interviste

Buongiorno, Giovanni, parliamo un po’ di lei. Quale percorso formativo e professionale l’ha portata a diventare editor in Laterza?

Ho avuto una lunga formazione universitaria. Dopo la laurea in Scienze Politiche a Pisa, nell’ormai lontano 1992, sono rimasto lungo le rive dell’Arno altri 8 anni per un dottorato di ricerca e un post-dottorato in Storia Contemporanea. Allora ho cominciato ad occuparmi di storia dell’editoria lavorando anche al Gabinetto Vieusseux di Firenze. Per un caso, nel 2000 ho mandato un curriculum a Carocci editore, che allora aveva iniziato da poco ad ampliare la propria produzione, e sono stato assunto dopo un periodo in cui avevo cercato di far coesistere il lavoro universitario con quello editoriale. Presso Carocci mi sono occupato prevalentemente di storia, scienze sociali e comunicazione. Nel 2008 sono passato a Laterza.

Che collane offrite ai vostri lettori?

Le collane di Laterza sono molte. Alcune “storiche” come i “libri del tempo” che risale agli anni ’50 o “Storia e società” degli anni ’70. Altre sono riprese in altra forma da iniziative passate, come “Tempi nuovi”, che era partita nel 1968 come voce dei movimenti sociali di quel periodo ed è rinata lo scorso anno perché avevamo la sensazione di trovarci di fronte ad una fase storica di grande sommovimento e  confusione. Altre ancora sono iniziative recentissime, come “Solaris” o “Storie di questo mondo”, nate nel tentativo di trovare una strada nuova per la saggistica, capace di tenere assieme la vocazione di analisi critica del presente con una voce più narrativa. Altre ancora, come “Cultura storica Laterza”, si propongono di ribadire la centralità della storia nella nostra produzione. Insomma, è un lavoro molto articolato e complesso che cerca di ampliare il perimetro di ciò che consideriamo editoria di cultura e di raggiungere un pubblico ancora più vasto di quello tradizionale laterziano. Senza per questo derogare da quel rigore che ci contraddistingue da sempre. Per il momento, dopo aver cominciato anche ad occuparci di libri per ragazzi con la collana Controcanto, l’unico ambito che ancora non frequentiamo è quello della narrativa pura anche se lo scorso anno abbiamo partecipato al premio Strega con un libro di Vanni Santoni. Per cui possiamo sempre riservare sorprese…

Mediamente in un anno quanti inediti arrivano all’indirizzo della vostra casa editrice e quanti di questi entrano poi a far parte del vostro catalogo?

Questa è una risposta complicata. Diciamo che la grandissima parte dei testi che pubblichiamo parte da una idea che sottoponiamo ai nostri autori o da progetti condivisi con loro. La grandissima parte di quanto ci arriva è invece il prodotto autonomo del lavoro di autori che inviano i loro dattiloscritti a “pioggia” a tutte le case editrici. Non pubblicando narrativa, moltissimi inediti che arrivano non sono quindi adatti a noi. In generale, quello che ci arriva ci serve per capire meglio la qualità di scrittura e della ricerca dell’autore che a quel punto viene eventualmente indirizzato ad una riscrittura o a qualcosa di diverso. Quasi nessuno passa direttamente alla redazione e al nostro catalogo.

Quanto contano nel suo lavoro i criteri letterari e quanto gli orientamenti del mercato?

Ovviamente, non pubblicando narrativa, i criteri letterari o gli orientamenti di mercato sono aspetto secondari del nostro lavoro. Piuttosto ci concentriamo sulla produzione scientifica ed universitaria e cerchiamo di capire chi e quanto possa essere traslato in volumi adatti ad un pubblico più ampio. Poi certo lavoriamo con scrittori, ma sempre partendo da una impostazione saggistica e quindi discutendo e affinando il progetto complessivo e le varie fasi di scrittura. I dati delle classifiche servono anche a noi per capire in linea di massima gli interessi dei lettori ma vanno sempre presi con beneficio di inventario. Altrimenti chi mai, nell’era degli youtuber, avrebbe pubblicato un libro come quello di Andrea Marcolongo sulla bellezza del greco antico?

Come proporre un testo alla sua attenzione e quali errori evitare?

È molto semplice, basta spedire un’e-mail con un indice e una cartella di sinossi che spieghi l’idea fondamentale del libro. L’errore principale da evitare è quello di voler giustificare le ragioni per cui si è scelto di scrivere quel testo, piuttosto bisogna concentrarsi sul suo nucleo centrale e chiarirne efficacemente le ragioni. Chi prenderà in mano quel materiale ha pochissimo tempo ed è continuamente distratto dal lavoro di ufficio. Il vostro è solo uno tra moltissimi altri. Deve immediatamente capire cosa ha di fronte.

Quali sono le opere di prossima pubblicazione alle quali ha lavorato?

Lo scorso anno ho lavorato ad un libro, la “Storia mondiale dell’Italia” a cui hanno contribuito ben 180 storici diversi, che mi ha impegnato moltissimo. Speravo di poter cominciare il 2018 con più calma, ma non è facile in una casa editrice… Tanto più che, finalmente, vedranno la luce alcuni progetti a cui tengo molto. Tra questi, vi voglio accennare ad alcune cose che saranno in libreria a breve. La prima è una serie di 10 libri ognuno dei quali è dedicato ad una “giornata particolare” della storia d’Italia. L’idea è quella di raccontare solo e soltanto quelle 24 che, ciascuna a suo modo, han trasformato il nostro paese. Raccontiamo sempre una storia partendo dalle cause per arrivare alle conseguenze, ma cosa succede se proviamo a fare una anatomia di un istante? I primi due libri sono “25 aprile 1945” di Carlo Greppi, un giovane storico torinese, e “25 luglio 1943” di Emilio Gentile, il massimo esperto di fascismo. Sono due titoli che vi stupiranno per l’originalità di taglio e di scrittura. Poi, ad aprile, uscirà il volume di Alberto Prunetti “108 metri. The new working class hero”, un fantastico mix tra il “Riff Raff” di Ken Loach e “L’isola del tesoro” di Stevenson. Un libro insieme comico, divertente e malinconico, come un film di Virzì, sui molti ragazzi italiani che vanno all’estero a lavorare. Infine, tra gli altri, scelgo il libro di Alberto Cattaneo “Il mestiere del potere”, dove il più importante lobbysta italiano racconta la sua vita sul marciapiede del potere, appunto. Un modo inedito per affrontare un tema scabroso. Come si dice, spero di non aver dimenticato od offeso nessun altro autore, altrimenti mi avrete sulla coscienza…

Per concludere, le andrebbe di raccontarci qualche aneddoto legato alla sua “vita da editor”?

Le storie più belle sono quelle legate ai rapporti professionali che poi riescono a tramutarsi in amicizia vera. La fortuna di chi lavora in questo campo è non solo di incontrare molte persone, ma anche quella di condividere assieme una parte importante di vita, di progetti, speranze, fatiche. Camminare d’inverno sulle spiagge di casa mia, in Versilia, il mare a fianco e il vento brutto, con Fabio Genovesi. Sentire Dylan con Alessandro Robecchi. Fumare in silenzio con Simone Lenzi. Oppure salire le ripide scale che portano a casa di un maestro come Andrea Giardina. Tutti momenti belli da ricordare perché i libri migliori sono quelli che nascono da un incontro, da lavoro in comune.

 

redazione
La Gazzetta dello Scrittore, blog a cura del team della redazione di Sai Scrivere.
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