In Interviste

Katia Tenti è la testimonial del nostro secondo contest di racconti qui a Sai Scrivere, a tema thriller; è nata e vive a Bolzano. Ha dedicato gran parte dei suoi studi all’approfondimento dei fenomeni di devianza. Dopo diversi anni di attività in ambito sociale, è oggi un’operatrice culturale. Nel 2014 Marsilio ha pubblicato il thriller Ovunque tu vada, primo episodio della serie che ha come protagonista il pubblico ministero altoatesino Jakob Dekas. Nel 2017 è uscito il sequel: Nessuno muore in sogno. Le abbiamo fatto qualche domanda per sapere qual è il suo approccio alla scrittura e alla lettura.

Libro preferito?

Domanda difficile! Ho letto Le cose che abbiamo perso nel fuoco di Mariana Enriquez… un romanzo “necessario”, direi, come è stato definito.

Con quali autori usciresti a cena? E perché?

Stasera uscirei con lei, vorrei conoscere una donna tanto ispirata, sapere esattamente che vita ha vissuto una sirena capace di cantare con tanta passione. Incontro raramente autrici capaci di trattare temi come la violenza e la morte senza inutili sentimentalismi. E lo trovo sensazionale.

Persone che ti hanno influenzato e che consideri dei mentori.

Sicuramente l’alter ego di Jakob Dekas, il mio personaggio, che si chiama Cuno Tarfusser ed è vicepresidente della Corte Internazionale di Giustizia all’Aja. Un magistrato coraggioso prima, un importante giudice ora.

E non posso non citare la mia professoressa di lettere alle superiori: “coraggio!” Mi diceva sempre, “la testa non ti manca”.

L’ultimo libro che hai letto?

Ho chiuso ieri L’uomo nudo di Simenon.

Dove prendi ispirazione per i tuoi libri?

Ovunque… io vada e chiunque io incontri trovo fonti di ispirazione.

Mi piace ascoltare le storie degli altri. Ognuno ne ha una, spesso macabra, da regalarmi.

E poi nella cronaca: è fin troppo l’orrore che ci trovo, purtroppo.

Quanto la tua vita privata influenza la creazione dei tuoi personaggi?

La mia vita privata ha un forte ascendente sulla scrittura, ma è la vita altrove a cui sono maggiormente interessata.

Dopo il successo di “Ovunque tu vada”, il tuo nuovo romanzo “Nessuno muore in sogno” (Marsilio) vede ritornare la figura del pubblico ministero Jakob Dekas all’opera su nuovi omicidi all’ombra delle Dolomiti. Il tema del nostro contest “Assassini in divisa” si rifà in qualche modo a questo ultimo episodio. Vuoi raccontarci, senza svelare troppo ai lettori, il perché?

In tutte le storie che racconto, mi sono resa conto che un tema ricorrente è il male celato dietro, o meglio, dentro un insospettabile. Coloro verso i quali siamo portati a nutrire naturalmente fiducia, possono rivelarsi mostri. Questo è il caso del sacerdote con la bambina o dell’avvocato con il vecchio amico che troviamo in Ovunque tu vada, oppure della professionista “per bene” di Nessuno muore in sogno. Trovo sia un tema intrigante: il bene e il male legati in modo indissolubile dentro ciascuno di noi, potenziali assassini.

Quanto tempo dedichi in genere alla stesura della prima bozza di un romanzo?

Alla stesura in termini di scrittura, direi relativamente poco, un paio di mesi al massimo. Ma la preparazione richiede molto tempo, anche un anno intero. Studio molto, leggo atti giudiziari, stendo un plot lungo anche cento pagine e biografie lunghe di ogni personaggio.

E alla revisione?

La revisione è un processo lungo e complesso. Io arrivo anche alla quarta stesura. Passa un altro anno se non di più.

Cosa cerchi come presidente di giuria del nostro contest “Assassini in divisa”? Cosa ti piacerebbe trovare?

Mi piacerebbe poter leggere molte storie, diverse tra loro, scritte da giovani per la prima volta, ma anche da persone che hanno racconti nel cassetto da tempo e che non hanno ancora deciso di condividere. Originalità, ironia, angoscia…emozioni, tante emozioni.

Un saluto di incoraggiamento a chi parteciperà al contest!

Indossate la vostra divisa e vi aspetto al varco! Buona scrittura!

 

redazione
La Gazzetta dello Scrittore, blog a cura del team della redazione di Sai Scrivere.
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